STORIA ARTE E CULTURA

Curiosità e posti misteriosi da scoprire a Napoli e in Campania

Il progetto elaborato si propone di mostrare ai partecipanti dell’Universiade Napoli 2019 un lato della città e della regione non sempre visibile al primo sguardo.

Abbiamo raccolto così quelli che crediamo essere gli aspetti più ignoti e interessanti di Napoli, mostrarla fuori dai cliché. Illuminata dal raggio del mistero, essa sarà capace di catturare l’attenzione di chiunque intenda approfondire la conoscenza di una delle città italiane più affascinanti.

a cura delle dott.sse Immacolata Levrano, Sara D’Agrosa e Simona Carosella (Tirocinanti extracurriculari Università “L’Orientale” di Napoli), Dott.ri Annamaria Colantuono, Noemi Crescentini,Celeste Nappi, Pasqualina Gessica Stile e Manuel Ventriglia
Università degli Studi di Napoli Federico II e Luca D'Angelo, Università degli Studi di Siena

L’Ospedale delle bambole è una storica bottega del centro storico di Napoli che restaura giocattoli, in particolare bambole. Questi vengono letteralmente “curati ed assistiti” come dei veri e propri pazienti. L’idea nacque nella seconda metà dell’800 grazie allo scenografo Luigi Grassi che aprì a Napoli la sua bottega in via San Biagio dei Librai. La tradizione va avanti da quattro generazioni tanto che la piccola bottega è ormai diventata un museo, situato nel cortile di palazzo Marigliano, poco distante dalla storica bottega. Quando si entra nel museo si ha l’impressione di trovarsi davvero in un ospedale con reparti dedicati: Sala Accettazione, Pronto Soccorso, Ambulatorio Veterinario Peluche, Reparto Donazioni, Reparto Vestitura, Reparto Restauro Sacro, Oculistica, Ortopedia.

Il Palazzo Mannajuolo è un palazzo storico in Via Filangieri, nel quartiere Chiaia di Napoli, splendido esempio di architettura liberty con influenze neo-barocche. Senza alcun dubbio, è la scalinata l’elemento che dà personalità e significato all’intera struttura: l’imponente scala elicoidale in marmo che rapisce lo sguardo del visitatore, coinvolgendolo in un’incantevole gioco vortiginoso da far girare la testa. Il suo corpo bianco a forma di spirale è avvolto lateralmente da una balaustra decorativa in ferro battuto che richiama lo stile barocco.

Nel cuore di Napoli, in via Giuseppina Guacci Nobile, sorge la fontana della Spinacorona, nominata dal popolo semplicemente come la fontana delle Zizze. A Napoli il significato della parola “zizze” non è solo di una parte anatomica femminile, bensì ha anche un significato bene augurante: abbondanza, prosperità, benessere, felicità, salute.
La fontana della Spinacorona rappresenta oggi uno dei pochi esempi rimasti del passaggio dal gusto medievale a quello barocco. Rappresenta la sirena alata Parthenope in procinto di spegnere le fiamme del vulcano Vesuvio con l’acqua che le sgorga dai seni. Sembrerebbe, infatti, che il popolo partenopeo, invocasse spesso la dea Sirena per placare l’ira funesta del Vesuvio che in quegli anni era particolarmente attivo.
La stessa epigrafe che un tempo accompagnava la fontana, “Dum Vesuvii Syrena Incendia Mulcet” (la bellezza della Sirena spegne le fiamme del Vesuvio), testimonia di come la bellezza di Napoli fosse posta sotto la protezione lenitrice delle generose forme di Parthenope.

È l'unica opera certa di Banksy in Italia e si trova proprio a Napoli, in piazza Gerolomini, in via Tribunali. Dell'opera dello street artist inglese - la cui identità è ancora sconosciuta - si ha dunque traccia nel cuore del centro antico della città.

La storia del Cimitero delle Fontanelle risale al 1656 quando i corpi degli appestati, poi nel 1836 quelli dei colerosi, furono gettati in questa sorta di fossa comune divenuta luogo di culto e parte integrante del patrimonio culturale partenopeo.
Pratica dei tempi antichi molto diffusa in questo cimitero era il culto delle anime pezzentelle. Queste sono anime anonime che non hanno avuto degna sepoltura ed è per questo che sono ferme al Purgatorio. Tradizione vuole che si adotti un teschio e lo si porti a casa propria allestendo un vero e proprio altarino in suo onore: la capuzzella veniva adagiata prima su fazzoletti ricamati e, in secondo momento, su morbidi cuscini; l’altare comprendeva anche candele ed un rosario. La famiglia che aveva adottato l’anima persa pregava per lei affinché giungesse in Paradiso verso la pace ma, in cambio, la capuzzella doveva chiedere a San Pietro dei favori per i diretti interessati. Se le anime non gli giungevano in sogno e, quindi, il favore non si realizzava, la capuzzella veniva abbandonata a sé stessa e si passava all’adozione di un’altra. Se, invece, il miracolo accadeva, il teschio diventava una sorta di santo protettore della casa e poteva anche avere degna sepoltura.

Il laghetto Bagno di Fasilides si trova all'interno della Mostra d'Oltremare. È la ricostruzione fedele del Castello di "Gondar" e della sua piscina. Gondar era la vecchia capitale imperiale dell'Etiopia e lì fu combattuta una battaglia che rappresentò la fase finale della campagna dell'Africa Orientale italiana.

Tra storia e leggenda, la figura del Conte Dracula è una delle più misteriose e interessanti del mondo letterario. La figlia Maria, infatti, era stata portata a Napoli da bambina e andò in sposa a un giovane napoletano di ricca famiglia. Secondo la ricostruzione, nel 1476 il conte Vlad Tepes Dracula non sarebbe morto in battaglia, ma imprigionato dai turchi sarebbe poi stato liberato dalla figlia e portato a Napoli, dove alla morte sarebbe stato seppellito proprio in città. La tomba si troverebbe nella chiesa di Santa Maria la Nova, dove si può chiaramente vedere inciso sul marmo della lapide che si pensa appartenere al suocero di Maria il drago, simbolo dell’omonimo Ordine, cui il Conte faceva parte.

La grande devozione per San Gennaro ha messo in ombra quello che è stato il primo vescovo della comunità cristiana napoletana, Sant’Aspreno. La chiesa a lui dedicata si trova inglobata oggi nel palazzo della Borsa nell’omonima piazza. Guarito da una malattia direttamente da San Pietro e convertito, Sant’Aspreno oggi è il protettore di chi soffre di emicrania, - egli infatti morì decapitato. All’interno della chiesa vi è un piccolo altare con un buco nel centro, secondo la leggenda inserendo lì il capo si può chiedere il miracolo di guarigione dall’emicrania. Inoltre si dice che la casa farmaceutica Bayern abbia tratto ispirazione proprio dal nome “Aspreno” per dare il nome alla famosa aspirina.

Si tratta di un piccolo gioiellino della nostra città, nascosto rispetto alle monumentali bellezze. Il chiostro, annesso al monastero che porta lo stesso nome, è formato da un portico con un braccio mancante, dal quale si apre una stupenda terrazza realizzata da Luigi Vanvitelli. Oggi esso è sede del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II, ma rappresenta per tutti gli studenti un luogo tranquillo e accogliente dove incontrarsi e studiare insieme.

Piazza del Gesù rappresenta una delle più belle e frequentate piazze del centro storico di Napoli, luogo di ritrovo di tanti giovani ma anche di tanti turisti. Ma cos’è che la rende così ricca di fascino e mistero?

Giunti nella Piazza noterete subito l’obelisco in marmo dedicato all’Immacolata. Costruita per volere dei gesuiti, in cima, presenta la statua della Madonna, che è proprio ciò che dà origine ad un curioso mistero: guardandola da una certa angolazione e principalmente con la luce del tramonto o dell’alba, sembrerebbe avere un doppio volto. Visto da dietro, il velo che avvolge il capo della Vergine appare, infatti, come un volto stilizzato con lo sguardo fisso verso il basso, assumendo le fattezze di una oscura figura incappucciata che tiene in mano una falce.
La leggenda vuole che questo effetto ottico sia stato studiato appositamente per omaggiare la Santa Muerte, culto tipico della cultura messicana. Altri pensano che il mistero sia di origine massonica, o che abbia una matrice semplicemente religiosa.
Ma i misteri non finiscono qui: la facciata della chiesa ha un aspetto insolito, essendo composta da pietre sporgenti a punta di diamante che compongono il cosiddetto “bugnato”, sul cui lato sono incisi dei simboli misteriosi, su cui circolano diverse teorie. Una delle spiegazioni potrebbe essere la volontà di attirare energia positiva all’interno dell’edificio e far uscire quella negativa. Ma una delle più affascinanti teorie riguarda l’interpretazione di questi segni come delle note musicali. Degli studiosi, infatti, hanno ritenuto si trattasse di lettere aramaiche, rappresentanti le sette note musicali. Lette in sequenza da destra a sinistra, guardando la chiesa dall’edificio del liceo pedagogico Fonseca a quello del liceo classico Genovesi, e dal basso verso l’altro, le incisioni, tradotte in note, compongono una musica della durata di quasi tre quarti d’ora.
Ma la storia della chiesa non finisce qui: durante la seconda guerra mondiale una bomba sganciata da un aereo colpì la navata centrale, rimanendo però miracolosamente inesplosa.
Ad ogni modo, al di là di qualsiasi mistero, rimane uno dei più grandi esempi del barocco napoletano riccamente decorata dai maggiori artisti della città. Nella chiesa sono anche conservati parte del mobilio, documenti, oggetti e il corpo di San Giuseppe Moscati, il “medico dei poveri” canonizzato nel 1987 da Papa Giovanni Paolo II.

Un’altra chiesa molto amata dai napoletani è quella di Santa Maria Francesca, legata in particolare alla figura della cosiddetta “sedia della fertilità”. La chiesa, ubicata nei Quartieri Spagnoli, porta con sé un’antica tradizione a metà strada tra il sacro ed il profano, una sorta di mito cattolico per cui sedendosi sulla sedia al suo interno, un tempo appartenuta alla Santa, le donne possano chiedere alla Santa il dono ed il miracolo della fertilità. Sono tante le donne in tutta Italia, e non solo, ad aver affermato di aver ricevuto il dono della maternità dopo aver visitato la chiesa e dopo essersi sedute sulla sedia. Perché proprio una sedia? Si ritiene che, simbolicamente, essa rappresenti una particolare postura, a sua volta simbolo dello stare fermi, del fermarsi in mezzo al trambusto delle passioni, al disordine degli impulsi, e degli istinti, ritrovare sé stessi.

Il lago d’Averno di Pozzuoli, formatosi in uno dei crateri dei tanti vulcani spenti, è avvolto in un’aura di mistero frutto dei numerosi racconti tramandatisi sin dall’epoca del mito greco fino a giungere ai giorni nostri.

La leggenda narra che qui, presso le sue rive, fosse ubicata la porta degli inferi, ipotesi ripresa da Virgilio prima e mutuata poi da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia: Plutone rapì in Sicilia la bellissima Proserpina e la condusse, attraverso il lago, nel regno dei morti dove divenne regina dell’Ade. Virgilio ipotizzò che, sempre in queste zone, vi fosse la grotta della Sibilla cumana. In realtà si tratta di un percorso sotterraneo che congiungeva il lago Lucrino con le rive dell’Averno, opera militare voluta da Agrippa.

E tu, sei pronto ad andare all’Inferno?

Sono tanti i fantasmi che infestano le strade della città di Napoli, come tante sono anche le storie che portano con sé. Ma uno dei più atipici e “simpatici” fantasmi è senza dubbio quello di una bambina che sembrerebbe aggirarsi nei pressi dello storico “Gran Caffè Gambrinus”, in piazza Trieste e Trento, che non spaventa nessuno, anzi, ispira solo tanta dolcezza.

La piccola indossa abiti tipici del primo decennio del Novecento, ed è per questo che si è portati a pensare che lei appartenga a quell’epoca storica o che a quel periodo risalga la sua morte. Si narra che la piccola si aggiri tra i tavoli del Gambrinus alla ricerca di dolcetti e leccornie di ogni tipo da rubare, approfittando della distrazione dei clienti del Caffè.

Secondo la tradizione, la bimba avrebbe una predilezione per i torroni. È per questo che è più facile incontrarla nel periodo che va da Ognissanti a Capodanno. Ma potrebbe esserci una spiegazione a questo: la frutta secca è considerata il cibo dei defunti ed è infatti tradizione lasciarla sulle tavole come dono ai propri cari defunti. Non è un caso, inoltre, che i tipici torroni napoletani siano proprio a base di noci, mandorle e nocciole, dunque perfetti per il piccolo e goloso fantasma.

La provenienza e la storia della bambina, purtroppo, rimarrà un segreto per sempre.

Ad ogni modo, non dimenticarti di lasciarle un dolcetto quando andrai al caffè Gambrinus!

La città di Benevento porta con sé uno dei misteri più affascinanti della regione Campania. Benevento, infatti, è nota per le sue “streghe” fattucchiere capaci di compiere incantesimi e malefici e di preparare filtri magici. Non è un caso, infatti, che la città anticamente avesse un altro nome: Maleventum.

Le streghe di Benevento, si racconta, si riunissero sotto un immenso albero di noci lungo le sponde del fiume Sabato, dove si venerava il demonio sotto forma di cane o caprone. Sembrerebbe che le streghe di giorno fossero delle persone normali, ma che poi, di notte, avvenisse la trasformazione. Dopo essersi cosparse di un unguento magico potevano spiccare il volo a cavallo di una scopa di saggina essiccata. Tra le streghe, c’erano poi le janare che potevano incantare o sciogliere dai malefici. Ma queste avevano un segno distintivo, erano nate nella notte di Natale ed acquisivano il potere magico solo all’età di sette anni. È probabile che la leggenda prenda le mosse da culti pagani per Iside, dea egizia della luna a cui Domiziano aveva fatto erigere un tempio.

Tradizione vuole che nei pressi del fiume Sabato veniva appesa ad un albero sacro la pelle di un caprone in onore di Wotan e per guadagnarsi il favore del dio, galoppavano intorno all’albero tentando di strappare brandelli della pelle che poi avrebbero finito col mangiare.

Non tutti sanno in alcune città e paesi italiani sono state rinvenute mummie con caratteristiche davvero particolari. Un caso particolare è quello della mummia di “Zi Vicienzo Camuso” da Bonito (Av).

Si narra che la mummia venne rinvenuta nell’ipogeo della Chiesa dell’Annunziata durante i lavori di abbattimento dell’edificio eseguiti in seguito al terremoto che si abbatté sull’Irpinia e il Sannio il 21 agosto del 1962. Il suo ritrovamento causò molto scalpore nella popolazione per l’incredibile stato di conservazione. Sembrerebbe, infatti, risalire al 1588. Non abbiamo alcuna notizia a riguardo, basti pensare che il nome gli fu affidato dalla popolazione.

Ma il vero mistero è legato alla data di ritrovamento della mummia: si narra che il medesimo anno, in Venezuela, un ingegnere italiano ormai defunto, si rivolse a una medium per una seduta spiritica. Durate la seduta la medium iniziò a parlare in dialetto bonitese proferendo le seguenti parole: “Io sono… Beato da Bonito, 47 grazie tramite Padre Pio” indicando il luogo della sua sepoltura e invitando l’italiano a contattare il sindaco del paese affinché il suo corpo venisse ritrovato e portato alla luce. L’ingegnere si attivò e di li a poco il corpo di “Zi Vicienzo” venne ritrovato nella Chiesa dell’Annunziata: era il 1962.

Ancora oggi la mummia rappresenta un’icona tra la gente del posto, e sono tante le persone che le chiedono dei miracoli.

Si tratta di un rudere di un antico mulino, semiabbandonato, a Varcaturo, nella provincia di Napoli, definito dalla gente del posto come “o mulino a viento”. Più noto come Torre degli Incurabili, non si tratta semplicemente di un edificio dove un tempo si macinava il grano.

Secondo le fonti la Torre degli Incurabili risale al 1700. Per molti anni fu utilizzata come mulino, ma ad un certo punto cambiò uso. Divenne infatti un lazzaretto, da cui ne deriva il nome, ed in seguito fu anche utilizzato come manicomio. Alla Torre degli Incurabili non mancano anche aneddoti legati all’esoterismo. In effetti, la forma del mulino ha una particolare pianta ottagonale. Inoltre, è decorato da particolari figure geometriche, e si chiude con una parte piramidale.

Si ritiene, inoltre, che il mulino sia abitato non solo da fantasmi, ma anche da strane creature.

Nella magnifica Villa D’Ayala a Valva (SA) si nasconde uno dei gioielli più incantevoli della Campania. All’intero del Parco, risalente al XVIII secolo e attraversato da vialetti che creano una scacchiera regolare, si trova il Teatrino di Verzura. Esso è realizzato con siepi di bosso e tra di esse si possono ammirare busti di figure umane.

Il suggestivo teatro è stato realizzato probabilmente in epoca ottocentesca ma non è l’unica bellezza della Villa: il parco è disseminato di bellissime statue, alcune situate in quella che viene chiamata “caverna dei mostri” per le terrificanti figure presenti in essa. Una passeggiata lungo i Giardini all’italiana e una visita al Castello presente nella Villa consentiranno a chiunque di entrare in un’atmosfera magica e affascinante.

Nella valle d’Ansanto (AV) troviamo l’affascinante contrada di Malvizza, dove si può osservare un incredibile fenomeno vulcanico, quello delle bolle di fango. Specialmente dopo le piogge, il fango ribolle in piccoli crateri creando un fenomeno simile a una solfatara. Secondo le antiche tribù del Sannio, in questa zona si trovava la dimora della dea Mefite, divinità degli Inferi. La contrada di Malvizza è stata descritta anche dai grandi autori del passato, da Plinio a Cicerone fino all’Eneide di Virgilio.

Foresta, frazione di Tora e Piccilli, piccolo comune dell’Alto Casertano, si trova una pista di impronte umane tra le più antiche mai ritrovate in territorio europeo. Prima che venisse fatta luce sulla provenienza di queste enormi impronte impresse sulla lava, il popolo della zona credeva si trattasse di in inquietante fenomeno sovrannaturale: il Diavolo, avendo cercato di abbeverarsi alla vicina fonte, avrebbe impresso le proprie mostruose impronte sulla lava.

Venivano infatti chiamate “ciampate”, forma dialettale di “zampate”, per richiamare alla mente l’idea di orrende zampe demoniache. Solo in tempi moderni, grazie alle ricerche di alcuni studiosi locali, si è giunti a conoscenza della vera provenienza delle impronte.

Il Fiordo di Furore è costituito da una profonda spaccatura nella roccia ed è attraversato dal torrente Schiato che scivola veloce dall’altopiano di Agerola. Queste profonde insenature e rocce a strapiombo sono tipiche dei paesaggi del nord Europa e anche Furore assume le connotazioni fisiche tipiche di quei paesaggi da favola fondendole però con odori e atmosfere mediterranee; come in ogni luogo d’incanto, anche qui non mancano le leggende, come vedremo in seguito.

Dal 1997 è stato inserito dall’ UNESCO, con altri luoghi della Costiera Amalfitana, nei siti patrimonio dell’umanità. Furore, inoltre con i suoi 800 e passa abitanti è entrato a far parte del club dei “Borghi più belli d’Italia”. Il Fiordo di Furore in passato ospitava opifici nei quali si lavorava la carta, scendendo a valle si trova ancora l’antico spanditoio dove veniva asciugata. Tra le altre attività importanti per l’economia locale vi era la molitura del grano.

Il Fiordo fu amato da Fellini e il regista Roberto Rossellini proprio qui ha vissuto una straordinaria storia d’amore con Anna Magnani. Inoltre, sono molti i film ambientati in questo scorcio di paradiso selvaggio.

Porto Infreschi, eletta spiaggia più bella d’Italia nel 2014 da Legambiente, è considerata il gioiello marino del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Ancora miracolosamente immune agli insediamenti umani, il Porto naturale degli Infreschi è uno dei siti di maggiore suggestione dell'intero Cilento costiero, già utilizzato dalle navi romane. Un angolo di paradiso al centro del quale si apre un approdo naturale, meta di numerosissimi diportisti durante la stagione estiva, protetto da bancate rocciose contro di cui si rompono le spumeggianti onde del mare. Nelle acque di questa baia, sono stati spesso avvistati dei delfini, attirati dalla straordinaria abbondanza di pesce.

L'isola di Vivara è la più piccola delle isole partenopee, ed è ciò che resta di un cratere circolare.

Si tratta di un luogo di inestimabile valore naturalistico, è innanzitutto il margine occidentale di un cratere vulcanico originatosi circa cinquantamila anni fa, oggi sommerso. In origine Vivara era collegata a Procida, a una falesia oggi scomparsa e sostituita da un ponte lungo 362 metri che per anni ha segnato la linea di confine tra le due isole. La sua superficie è caratterizzata «dalla presenza di macchia mediterranea, ruderi risalenti al 1600 e un belvedere che consente di vedere Capri, Ischia, Procida e, sullo sfondo, Napoli con il Vesuvio», racconta Roberto Gabriele, guida dell’associazione Vivara.

L’isola rappresenta inoltre una meta fissa per gli uccelli da passo, soprattutto in primavera. Usignoli, codirossoni, monachelle, canapini, cannaiole e pettazzurri trascorrono questi mesi tra Procida e Vivara, facendo di questo luogo uno dei principali avamposti della migrazione ornitologica. Interessanti sono anche i fondali che circondano l’isola, con profondità variabili: da due a novanta metri, legate alla presenza di diversi salti di quota. Nelle acque circostanti, sono molto diffuse le praterie sottomarine che bordano quasi l’intero perimetro di Vivara, esclusa la parte Nord: rivolta verso la spiaggia procidana della Chiaiolella.

Cultura e tradizioni caratterizzano la città di Avellino. Sono infatti le opere architettoniche a raccontare meglio la sua storia: musei, chiese, palazzi sono lo specchio di una cultura e di una storia intramontabile.

Tra le numerose offerte culturali che la città di Avellino offre si trova il museo Archeologico di Ariano Irpino.

Ariano Irpino è un comune in provincia di Avellino e si caratterizza come il maggiore centro demografico della città dopo il suo capoluogo.

Il museo è situato in un palazzo antico e ospita al suo interno reperti storici sanniti, romani e medievali, nonché reperti provenienti da ricognizioni sul territorio arianese. All'interno del museo i visitatori possono così rivivere l’età romana la quale è resa presente attraverso

ritrovamenti che vennero portati alla luce durante le prime campagne di scavo Di " Aequum Titcum".

Aequum Titcum è un vicus romano situato nel territorio comunale di Ariano Iripino che in epoca romana si è costituito come centro stradale di rilevante importanza.

A caratterizzare il museo sono anche le ceramiche locali, oggetti di bronzo, fibule d'argento, ceramiche di bucchero e statuine di tipo tanagrine.

Uno spettacolo archeologico da non perdere. Monumento simbolo di Avellino è però "Torre dell'orologio" di Piazza Amendola. Costruita nel 600, con stile barocco, presenta un’altezza di 36 metri che le permette di essere ammirata da gran parte della città.

A seguito del terremoto del 1980 fu notevolmente danneggiata e la sua successiva restaurazione simboleggiò ripresa e ricostruzione della stessa città.

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Salerno è una città portuale posta a sud-est di Napoli. In cima al Monte Bonadies sorge l'antico castello di Arechi che oltre ad ospitare al suo interno un museo di ceramiche e monete medievali, regala un panorama mozzafiato. Simbolo per eccellenza dell'intera città, il castello domina l'intero golfo, la sua costruzione più antica risale al periodo Goto-Bizantino e fu il principe Longobardo Arechi II a determinarne la struttura. Oggi il castello rappresenta un luogo turistico sotto diversi punti di vista: dal punto di vista storico in quanto è stato il centro della vita cittadina per molti secoli; dal punto di vista geografico perché immerso in una straordinaria vegetazione che affaccia su scorci marini; dal punto di vista ingegneristico perché ha reso nei secoli la città di Salerno tra le più sicure grazie al suo brillante sistema di difesa. Un luogo turistico ricco di attrazioni dove poter compiere percorsi enogastronomici, organizzare cerimonie, eventi o congressi.

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Cava de' Tirreni  è un comune italiano di 54.000 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

I primi abitanti furono i Tirreni, o Etruschi, per cui il 27 agosto 1862 l'amministrazione comunale cambiò il nome della città in Cava de' Tirreni. I resti archeologici più antichi di frequentazione del territorio risalgono i ogni caso al IV-III sec. a.C.

Il centro di Cava è caratterizzato dai portici che incorniciano lo shopping cittadino e la vita notturna.

La parte più antica del centro storico è il Borgo Scacciaventi. Caratterizzato da residenze storiche quattrocentesche e settecentesche, di architettura barocca, durazzesca e tardocatalana è sede di commercio e di artigianato.

Lo stadio Lamberti sarà la cornice degli incontri calcistici dell'Universiade. Inaugurato il 12 gennaio 1969, assunse il nome di stadio Simonetta Lamberti il 2 aprile 1983 per ricordare Simonetta Lamberti, una bambina uccisa il 12 maggio 1982 dalla camorra, per errore, nel tentativo di colpire il padre, il giudice Alfonso Lamberti.

A Cava de' Tirreni si possono ammirare numerose chiese ed abbazie, tra le quali spicca il Santuario francescano di San Francesco e Sant'Antonio.

Nel transetto vi è un altare marmoreo del XVIII secolo, varie opere scultoree cinquecentesche e un coro ligneo del 1534 opera di Giovan Marino Vitale. Sulla facciata principale sono presenti il portale e i battenti lignei del 1528, realizzati da Giovan Marino Vitale e Marcantonio Ferrari.

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Il nome di Casoria compare per la prima volta in alcuni documenti risalenti al 952-988 ed è ricollegabile alla definizione " Casa Aurea", dove per "casa" si intende abitazione rurale mentre l'aggettivo "aurea" fa riferimento alla fertilità della pianura in cui Casoria è collocata. Fino agli anni 1950 fu centro prevalentemente agricolo, con un'economia fondata sulla produzione e commercializzazione del vino e della pasta e della lavorazione della canapa e della mela annurca. Il centro abitato oggi è uno dei maggiori della Campania (la popolazione è quasi quadruplicata tra il censimento del 1951 e quello del 1991), conoscendo la maggiore espansione demografica negli anni 1960, quando divenne il principale polo industriale del Mezzogiorno, oggi interamente dismesso.

Il centro di Casoria è situato tra Afragola e Casavatore, già frazione del comune, nonché i quartieri napoletani di San Pietro a Patierno, Scampia e Secondigliano.

 

Architettura religiosa

Chiesa di San Mauro: domina l'intero centro storico di Casoria ed è dedicata a San Mauro, protettore della città. L'edificio, di stile barocco, è a croce latina con un'unica navata e 5cupole per ogni lato.

All'incrocio della navata con il transetto si sviluppa una ben proporzionata cupola, rivestita con lastre di piombo e alta 40 metri, che termina con un lanternino a pinnacolo

sormontato da una sfera con croce. Il soffitto, ricco ed originale, è decorato con intagli in legno dorato che inquadrano tre opere attribuite a Pietro di Martino rappresentanti

" Il trionfo di San Mauro", " Il salvataggio del giovane Placido", "La resurrezione di un ragazzo".

Chiesa di San Benedetto: fu iniziata nel 1605 e completata solo nel 1694 a causa di un incendio. L'attuale struttura è diversa dall'originale, notevolmente ridotto, proprio a causa dell' incendio che ridusse consistentemente i fondi a disposizione. La Chiesa è a croce greca e presenta un'unica cupola rivestita di maioliche.

Chiesa Santa Maria delle Grazie: fu costruita nel 1737, a partire da una preesistente struttura utilizzata come ospedale con la funzione di rifugio di poveri e pellegrini. La facciata è in stile Roccocò, mentre all'interno presenta un'unica navata che termina con un altare di marmo sormontato da una tela di Francesco Solimena raffigurante “l’Assunzione della Vergine" e da un crocifisso ligneo di pregevole fattura.

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Nocera Inferiore è un comune di 45 796 abitanti della provincia di Salerno, in Campania. Grazie alle aree di particolare rilievo naturalistico, fa parte dell'area del Parco Regionaledei Monti Lattari e del Parco regionale Bacino idrografico del fiume Sarno.

Fu fondata intorno al '600 A.C. dagli Etruschi e dagli Italici Sarrasti e nella sua lunga storia fu oggetto di conquiste e saccheggi da parte di Sanniti, Romani e Longobardi.

Le peculiari qualità del suolo hanno favorito la coltivazione del pomodoro, del tabacco e delle fibre tessili con la conseguente nascita di un polo di imprese manifatturiere collegate alla produzione agricola.

 

Architettura religiosa

Convento di Sant'Andrea: fu voluto dal duca di Nocera Alfonso Carafa, la cui tomba si trova nell'atrio del Convento. L'edificio, dall'ampia pianta quadrata, conserva i prospetti con le mura che racchiudevano il convento. L'ambiente del refettorio era decorato da dipinti del Celebrano (che oggi sono a Napoli) e nel chiostro sono ancora visibili le colonnine tortili.

Monastero di Sant'Anna: ebbe origine nel 1282 grazie al vescovo Pietro di Capaccio. Le prime monache che lo abitarono furono le lateranensi che, successivamente, scelsero di passare all'ordine domenicano. Nella Chiesa annessa al Monastero è presenta un’annunciazione trecentesca composta da una Crocifissione, un ciclo di San Giacomo, una Madonna con bambini attorniata da Santi e una Sant'Anna Metterza. All'esterno della Chiesa è presente una lunetta di Andrea Sabatini del primo '500.

Basilica e Convento di Sant'Antonio: costruita nel XIII secolo, è dedicata a Francesco d'Assisi e Antonio da Padova. Entrambe le strutture rappresentano un esempio di architettura gotica,mantenuta nonostante le trasformazioni subite in sette secoli di vita. Il prospetto attuale, alquanto diverso dall'originale duecentesco è costituito da tre parti. A settentrione si eleva il corpo di fabbrica conventuale intorno al chiostro di forma quadrangolare.

La parte centrale è caratterizzata dall'ampia scalinata che si raccorda con la chiesa mediante un portico rettangolare limitato, nella parte anteriore, da un arco rinascimentale, e nella parte posteriore dal portale gotico di ingresso nella chiesa. L'area a meridione è contraddistinta da un corpo di fabbrica costituito al livello della chiesa da un ampio corridoio di struttura gotica, dal quale si accede all'ala sinistra della chiesa, al cui fianco campeggiano su una serie di stanze costruite nel 1600.

Molte opere pittoriche sono di Francesco Solimena. Sul terzo altare, nel lato sinistro della chiesa, è presente una Adorazione dei pastori: il dipinto rappresenta il momento di adorazione dei pastori di Gesù bambino. Il Solimena presenta la scena come se fosse vista dal basso, in primo piano vi è la Madonna col Bambino illuminata dalla luce, ai suoi piedi e sul lato destro si trovano i pastori con doni. Dello stesso autore è la Maria Vergine bambina e Sant'Anna. Il dipinto presenta la famiglia della Madonna, viene raffigurata la Madonna bambina seduta sulle ginocchia di Sant'Anna e alle spalle una figura maschile china in avanti e che guarda verso l'alto.

Architettura civile

Palazzo Fienga: la struttura attuale è stata completata ad inizio XX secolo dalla famiglia Fienga. Nella sua realizzazione finale la struttura, posta su due livelli, mostra pianta rettangolare e comprende, nella parte bassa, due cortili: il primo è posto intorno alla torre medievale; il secondo è un'ampia piazza d'armi circondata sui quattro lati da ambienti con il prospetto merlato. Il palazzo ospita il Teatro Virtuale della Valle del Sarno che propone attraverso la realtà virtuale un excursus archeologico tra alcuni dei principali monumenti dell'agro nocerino-sarnese: la tomba della principessa (VIII secolo a.C.) di San Valentino Torio, che fa parte della Cultura delle tombe a fossa della Valle del Sarno; la Tomba del Guerriero (IV secolo a.C.) di Sarno, testimonianza di epoca sannita per poi giungere all'epoca romana con Nuceria Alfaterna con il teatro ellenistico - romano di Pareti (I secolo a.C.) e la Necropoli di Pizzone a Nocera Superiore, e il suo ager, con la visita alla Villa rustica di Numerius Popidius Narcissus Maior (I secolo d.C.) a Scafati.

Pagani è un Comune italiano di 35 537 abitanti della provincia di Salerno in Campania, distante 15 km da Salerno e 32 km da Napoli ed è la seconda città più densamente popolata della sua provincia. Il primo insediamento, che darà poi luogo all´attuale città , sembra risalire almeno al primo millennio A.C., quando un popolo greco-africano, i Taurani, fondò un nucleo abitativo chiamato Taurania. Passerà, poi, sotto la dominazione romana dopo essere capitolata sotto gli assalti di Lucio Cornelio Silla nella guerra contro i Sanniti.

Alla caduta dell'Impero Romano, la zona rimase quasi del tutto spopolata sino al X secolo, quando tornarono a formarsi dei borghi lungo il percorso delle antiche vie consolari e fra questi si svilupparono il borgo di Barbazzano e quello denominato Curtis in Plano, o Cortimpiano, dove fu poi edificato anche un castello. Nel 1861, Pagani entrò a far parte del Regno d'Italia e dopo un periodo di stagnazione iniziò a svilupparsi una discreta attività industriale legata alla produzione agricola e della pasta. Pagani oggi costituisce un nodo essenziale per la distribuzione commerciale delle produzioni agricole; infatti, è co-sede del mercato ortofrutticolo Pagani-Nocera che è catalizzatore e crocevia del commercio dell'ortofrutta non solo della regione ma di tutto il Meridione.

Architettura religiosa

Basilica pontificia Sant'Alfonso Maria de' Liguori: fu voluta ed ideata dallo stesso Sant'Alfonso, che ne affidò il progetto e la direzione dei lavori all'architetto regio Pietro Cimafonte. La facciata della Basilica è in stile neoclassico, con decorazioni in stucco e colonne. L'interno, a croce latina, presenta una sola navata con quattro cappelle dedicate
a San Gerardo Maiella, San Clemente Maria Hofbauer, San Giuseppe e alla Madonna del Rosario. La statua di quest'ultima è rivestita con l'abito da sposa di Maria Cristina di Savoia, regina delle due Sicilie, che lei stessa donò. L'altare centrale, innalzato nel 1883 con marmi provenienti dalla Reggia di Caserta, è sormontato dalla pala raffigurante San Michele Arcangelo. I due altari laterali in marmi commessi sono dedicati al Cuore Eucaristico di Gesù e alla Madonna del Perpetuo soccorso. Quest'ultimo proviene dal primitivo oratorio e lo stesso Sant'Alfonso vi celebrava la messa.

Madonna del Carmine detta delle galline: la tradizione popolare racconta che nel XVI secolo, nell'ottava di Pasqua, alcune galline, razzolando, portarono alla luce una tavola lignea su cui era raffigurata la Madonna del Carmine. L'immagine avrebbe compiuto miracoli (l'improvvisa guarigione di uno storpio). A causa del deperimento del quadro originario, l'immagine venne riprodotta su tela e collocata in una chiesa appositamente eretta nel luogo del ritrovamento.
La facciata è in stile barocco, abbellita da colonne, decorazioni in stucco e due statua allegoriche della Pudicizia e della Speranza. L'interno è a navata unica con tre arcate con altari inquadrate da lesene corinzie. Nella terza cappella, più profonda ed ampia, è collocata la statua settecentesca della Madonna del Carmine.

Chiesa del corpo di Cristo: fu eretta nella seconda metà del XVI secolo. La facciata presenta decorazioni in stucco e una vetrata policroma raffigurante l'Eucarestia, ai lati della quale sono collocati due orologi di fattura moderna. Il portale è sormontato da un timpano, sulla cui sommità due angioletti in stucco reggono l´Ostia con la scritta IHS ( Iesus Hominum Salvator, cioè Gesù Salvatore degli uomini). L´interno è a croce latina, ad una sola navata e sei cappelle laterali. La volta a botte è stuccata con esagoni ed elementi floreali e naturalistici. Sulle pareti della navata quattro medaglioni in bassorilievo, attribuiti a Nicola Mascaro, raffigurano l´Ultima Cena, il Roveto ardente, il Sacrificio di Isacco
e Melchisedec. Il transetto è dominato da una cupola illuminata da un lanternino. La chiesa è stata ristrutturata e restaurata dopo il violento sisma del 1980, che provocò il crollo del campanile e gravissime lesioni.

Edifici civili

Palazzo Gatto: ´edificio, ad un solo piano, presenta una facciata semplice ed austera con un lungo balcone su ci si affacciano due aperture sormontate da timpani triangolari e poggiante su due arcate, una delle quali ospita il portale d´ingresso. Il pianterreno è voltato a crociera e tale è anche la struttura del primo piano. L´edificio conserva praticamente invariato l´impianto originario: ciò è quanto si desume da una pianta con prospetto conservata presso l´Archivio Storico di Salerno.

Palazzo San Carlo: Il palazzo, sito in piazza Bernardo D´Arezzo, attualmente è la sede del Municipio, ma nacque come Convento dei Padri delle Scuole Pie e Collegio per l´istruzione della gioventù povera. Dopo la soppressione dell´Ordine Religioso, il Convento, a partire dal 1814, fu adattato in parte a sede del Giudicato Regio (al primo piano) , in parte a carcere per uomini e donne (al pianterreno). La facciata si articola in due corpi con quattro balconi per piano, sormontati da timpano rettilineo - simmetrici rispetto al corpo centrale incorniciato da una doppia di paraste per ciascun piano e che racchiudono al primo piano un balcone inserito in un arco a tutto sesto, al secondo un balcone sormontato da un timpano triangolare. La scala, centrale e baricentrica, di struttura vanvitelliana, presenta un corpo a C scandito da due pilastri tra la muratura portante, che inquadrano tre archi a tutto sesto e i ballatoi e i rampanti sono coperti da volte a crociera.

Annessa alla Basilica di Sant'Alfonso vi è la casa religiosa dei redentoristi in cui sono ospitati il Museo alfonsiano, l'Archivio e la Pinacoteca.
Il museo raccoglie in ordine cronologico i resti del Santo: il clavicembalo con cui compose "Tu scendi dalle stelle", il bastone, la sedia a due ruote e una maschera di cera risalente agli ultimi anni della sua vita.
La pinacoteca raccoglie circa 100 dipinti, tra cui numerosi ritratti del Santo.
L'archivio storico comprende materiale molto antico e prezioso come manoscritti autografi di Sant' Alfonso, San Gerardo e di tutti i Santi e Beati facenti parte della Congregazione del Santissimo Redentore, istituita dallo stesso Sant'Alfonso. La biblioteca dell’archivio poi comprende numerosi testi, raccolte di periodici, tesi di laurea tutti volti a presentare studi
inerenti alla congregazione del Santissimo Redentore che rendono quindi sempre più approfondita la sua conoscenza.

Nocera Inferiore è un comune di 45 796 abitanti della provincia di Salerno, in Campania. Grazie alle aree di particolare rilievo naturalistico, fa parte dell'area del Parco Regionaledei Monti Lattari e del Parco regionale Bacino idrografico del fiume Sarno.

Fu fondata intorno al '600 A.C. dagli Etruschi e dagli Italici Sarrasti e nella sua lunga storia fu oggetto di conquiste e saccheggi da parte di Sanniti, Romani e Longobardi.

Le peculiari qualità del suolo hanno favorito la coltivazione del pomodoro, del tabacco e delle fibre tessili con la conseguente nascita di un polo di imprese manifatturiere collegate alla produzione agricola.

 

Architettura religiosa

Convento di Sant'Andrea: fu voluto dal duca di Nocera Alfonso Carafa, la cui tomba si trova nell'atrio del Convento. L'edificio, dall'ampia pianta quadrata, conserva i prospetti con le mura che racchiudevano il convento. L'ambiente del refettorio era decorato da dipinti del Celebrano (che oggi sono a Napoli) e nel chiostro sono ancora visibili le colonnine tortili.

Monastero di Sant'Anna: ebbe origine nel 1282 grazie al vescovo Pietro di Capaccio. Le prime monache che lo abitarono furono le lateranensi che, successivamente, scelsero di passare all'ordine domenicano. Nella Chiesa annessa al Monastero è presenta un’annunciazione trecentesca composta da una Crocifissione, un ciclo di San Giacomo, una Madonna con bambini attorniata da Santi e una Sant'Anna Metterza. All'esterno della Chiesa è presente una lunetta di Andrea Sabatini del primo '500.

Basilica e Convento di Sant'Antonio: costruita nel XIII secolo, è dedicata a Francesco d'Assisi e Antonio da Padova. Entrambe le strutture rappresentano un esempio di architettura gotica,mantenuta nonostante le trasformazioni subite in sette secoli di vita. Il prospetto attuale, alquanto diverso dall'originale duecentesco è costituito da tre parti. A settentrione si eleva il corpo di fabbrica conventuale intorno al chiostro di forma quadrangolare.

La parte centrale è caratterizzata dall'ampia scalinata che si raccorda con la chiesa mediante un portico rettangolare limitato, nella parte anteriore, da un arco rinascimentale, e nella parte posteriore dal portale gotico di ingresso nella chiesa. L'area a meridione è contraddistinta da un corpo di fabbrica costituito al livello della chiesa da un ampio corridoio di struttura gotica, dal quale si accede all'ala sinistra della chiesa, al cui fianco campeggiano su una serie di stanze costruite nel 1600.

Molte opere pittoriche sono di Francesco Solimena. Sul terzo altare, nel lato sinistro della chiesa, è presente una Adorazione dei pastori: il dipinto rappresenta il momento di adorazione dei pastori di Gesù bambino. Il Solimena presenta la scena come se fosse vista dal basso, in primo piano vi è la Madonna col Bambino illuminata dalla luce, ai suoi piedi e sul lato destro si trovano i pastori con doni. Dello stesso autore è la Maria Vergine bambina e Sant'Anna. Il dipinto presenta la famiglia della Madonna, viene raffigurata la Madonna bambina seduta sulle ginocchia di Sant'Anna e alle spalle una figura maschile china in avanti e che guarda verso l'alto.

Architettura civile

Palazzo Fienga: la struttura attuale è stata completata ad inizio XX secolo dalla famiglia Fienga. Nella sua realizzazione finale la struttura, posta su due livelli, mostra pianta rettangolare e comprende, nella parte bassa, due cortili: il primo è posto intorno alla torre medievale; il secondo è un'ampia piazza d'armi circondata sui quattro lati da ambienti con il prospetto merlato. Il palazzo ospita il Teatro Virtuale della Valle del Sarno che propone attraverso la realtà virtuale un excursus archeologico tra alcuni dei principali monumenti dell'agro nocerino-sarnese: la tomba della principessa (VIII secolo a.C.) di San Valentino Torio, che fa parte della Cultura delle tombe a fossa della Valle del Sarno; la Tomba del Guerriero (IV secolo a.C.) di Sarno, testimonianza di epoca sannita per poi giungere all'epoca romana con Nuceria Alfaterna con il teatro ellenistico - romano di Pareti (I secolo a.C.) e la Necropoli di Pizzone a Nocera Superiore, e il suo ager, con la visita alla Villa rustica di Numerius Popidius Narcissus Maior (I secolo d.C.) a Scafati.

Nocera Inferiore è un comune di 45 796 abitanti della provincia di Salerno, in Campania. Grazie alle aree di particolare rilievo naturalistico, fa parte dell'area del Parco Regionaledei Monti Lattari e del Parco regionale Bacino idrografico del fiume Sarno.

Fu fondata intorno al '600 A.C. dagli Etruschi e dagli Italici Sarrasti e nella sua lunga storia fu oggetto di conquiste e saccheggi da parte di Sanniti, Romani e Longobardi.

Le peculiari qualità del suolo hanno favorito la coltivazione del pomodoro, del tabacco e delle fibre tessili con la conseguente nascita di un polo di imprese manifatturiere collegate alla produzione agricola.

 

Architettura religiosa

Convento di Sant'Andrea: fu voluto dal duca di Nocera Alfonso Carafa, la cui tomba si trova nell'atrio del Convento. L'edificio, dall'ampia pianta quadrata, conserva i prospetti con le mura che racchiudevano il convento. L'ambiente del refettorio era decorato da dipinti del Celebrano (che oggi sono a Napoli) e nel chiostro sono ancora visibili le colonnine tortili.

Monastero di Sant'Anna: ebbe origine nel 1282 grazie al vescovo Pietro di Capaccio. Le prime monache che lo abitarono furono le lateranensi che, successivamente, scelsero di passare all'ordine domenicano. Nella Chiesa annessa al Monastero è presenta un’annunciazione trecentesca composta da una Crocifissione, un ciclo di San Giacomo, una Madonna con bambini attorniata da Santi e una Sant'Anna Metterza. All'esterno della Chiesa è presente una lunetta di Andrea Sabatini del primo '500.

Basilica e Convento di Sant'Antonio: costruita nel XIII secolo, è dedicata a Francesco d'Assisi e Antonio da Padova. Entrambe le strutture rappresentano un esempio di architettura gotica,mantenuta nonostante le trasformazioni subite in sette secoli di vita. Il prospetto attuale, alquanto diverso dall'originale duecentesco è costituito da tre parti. A settentrione si eleva il corpo di fabbrica conventuale intorno al chiostro di forma quadrangolare.

La parte centrale è caratterizzata dall'ampia scalinata che si raccorda con la chiesa mediante un portico rettangolare limitato, nella parte anteriore, da un arco rinascimentale, e nella parte posteriore dal portale gotico di ingresso nella chiesa. L'area a meridione è contraddistinta da un corpo di fabbrica costituito al livello della chiesa da un ampio corridoio di struttura gotica, dal quale si accede all'ala sinistra della chiesa, al cui fianco campeggiano su una serie di stanze costruite nel 1600.

Molte opere pittoriche sono di Francesco Solimena. Sul terzo altare, nel lato sinistro della chiesa, è presente una Adorazione dei pastori: il dipinto rappresenta il momento di adorazione dei pastori di Gesù bambino. Il Solimena presenta la scena come se fosse vista dal basso, in primo piano vi è la Madonna col Bambino illuminata dalla luce, ai suoi piedi e sul lato destro si trovano i pastori con doni. Dello stesso autore è la Maria Vergine bambina e Sant'Anna. Il dipinto presenta la famiglia della Madonna, viene raffigurata la Madonna bambina seduta sulle ginocchia di Sant'Anna e alle spalle una figura maschile china in avanti e che guarda verso l'alto.

Architettura civile

Palazzo Fienga: la struttura attuale è stata completata ad inizio XX secolo dalla famiglia Fienga. Nella sua realizzazione finale la struttura, posta su due livelli, mostra pianta rettangolare e comprende, nella parte bassa, due cortili: il primo è posto intorno alla torre medievale; il secondo è un'ampia piazza d'armi circondata sui quattro lati da ambienti con il prospetto merlato. Il palazzo ospita il Teatro Virtuale della Valle del Sarno che propone attraverso la realtà virtuale un excursus archeologico tra alcuni dei principali monumenti dell'agro nocerino-sarnese: la tomba della principessa (VIII secolo a.C.) di San Valentino Torio, che fa parte della Cultura delle tombe a fossa della Valle del Sarno; la Tomba del Guerriero (IV secolo a.C.) di Sarno, testimonianza di epoca sannita per poi giungere all'epoca romana con Nuceria Alfaterna con il teatro ellenistico - romano di Pareti (I secolo a.C.) e la Necropoli di Pizzone a Nocera Superiore, e il suo ager, con la visita alla Villa rustica di Numerius Popidius Narcissus Maior (I secolo d.C.) a Scafati.

Aversa, racchiusa in quattro cerchie murarie inserite nella centuriazione dell'ager campanus, presenta un importante patrimonio artistico e monumentale.
Partendo dal periodo pre-normanno, abbiamo la Cappella di San Paolo, incorporata nella Chiesa di Rainulfo, il Castello del Borgo e l'Abbazzia di San Lorenzo.
Nel periodo successivo, quello romanico-normanno, si ha un numero considerevole di nuovi edifici: la Chiesa Cattedrale di San Paolo, quelle di San Maria a Piazza, di San Audeno, di San Nicola, di San Giovanni Evangelista, di Sant'Andrea, il Convento femminile di San Biagio e la Chiesa Monastero di San Francesco.
Ritroviamo anche il Castello Normanno, dove sorgeranno il Conservatorio di San Gennaro e il Castello di Ruggero II e nell'area sud-est della città, abbiamo il Castello di Savignano.
Importante fu il periodo borbonico; infatti si hanno diversi cambi di destinazione di alcune strutture conventuali: parte del Convento di San Lorenzo è sede della Facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli; invece il Convento dell'Annunziata è sede della Facoltà di Ingegneria della Seconda Università di Napoli.
Aversa è anche città di musica, dando i natali a tre illustri musicisti e compositori classici della Scuola musicale napoletana: Domenico Cimarosa, Niccolò Jommelli e suo nipote, Gaetano Andreozzi detto Jommellino.
Inoltre vanta una grandissima tradizione jazzistica avente dal 1981, la sede del Jazz Club intitolato al pianista di origini aversane, Lennie Tristano essendo uno degli esponenti più importanti del panorama jazz europeo.

Conosciuta da tutti grazie al titolo più famoso dello scrittore italiano Carlo Levi, "Cristo si è fermato ad Eboli", possiamo ritrovare arte e percorsi naturalistici tutti da scoprire. Per primo, abbiamo il Museo Archeologico Nazionale di Eboli e della Media Valle del Sele: inaugurato negli anni 2000 e ubicato nell'ex convento di San Francesco del XIII secolo. Strutturato in due sezioni, ritroviamo una raccolta di antiche testimonianze del popolo ebolitano dal Neolitico, passando per l'Età del Bronzo fino ad arrivare al periodo romano.

Il secondo, invece, è il Museo dell'Operazione Avalanche (M.O.A) che si trova nelle sale del complesso monumentale di Sant'Antonio con due percorsi storici permanenti: una mostra fotografica e una sala multimediale interattiva, dove i visitatori potranno rivivere le tragiche vicende belliche dello sbarco Alleato sulla Piana del Sele del settembre 1943.

D'altro canto, dal punto di vista naturalistico, Eboli è caratterizzata da circa 8 km di zona litoranea e dalla possibilità di effettuare percorsi naturalisti nella sua parte collinare: tra questi, segnaliamo il Parco Comunale di San Donato, esteso per circa 25 ettari con abbondante varietà di flora e fauna.

Chiesa di S.Sofia

Eretto nel 114 d.C. in onore dell'Imperatore Traiano è considerato il simbolo di Benevento e

rappresenta una testimonianza ben conservata della civiltà romana e la sua edificazione è avvenuta in occasione dell'inaugurazione della via Appia, strada che collegava Roma a Brindisi.

Ponte Leproso

Il ponte fu costruito probabilmente da Appio Claudio Cieco nel III secolo a.C., in occasione dell'apertura della via Appia, forse riutilizzando un precedente ponte dei Sanniti. Fu distrutto dai Goti di Totila nel VI secolo, durante il saccheggio di Benevento, e successivamente ricostruito. Secondo lo storico Zigarelli, l'uccisione di Manfredi di Svevia da parte di Carlo d'Angiò durante la battaglia di Benevento (1266) avvenne presso questo ponte, e non al ponte Vanvitelli.

Teatro Romano

E' tra i teatri antichi conservati più grandi e più belli, riportato alla luce intorno al 1920. La sua costruzione risale all'epoca di Adriano tra la fine del I e gli inizi del II secolo e sorge nella zona occidentale dell'antica città.

Area archeologica del Sacramento

La costruzione dell'arco è databile tra la fine del I e l'inizio del II secolo e all’interno dell’area dell’Arco del Sacramento, facente parte del Foro della città romana, si trova l’impianto termale di epoca romana, riportato alla luce nel 2009.

L’arco, posto all’ingresso del Foro, risale all’epoca post-traianea ed è sorretto da pilastri in mattoni dal diametro di cinque metri ciascuno.

Area Enogastronomia - L' olio del Sannio Beneventano

La coltivazione dell’ulivo e la produzione dell’olio, specialmente nelle zone interne e collinari della regione Campania e della provincia di Benevento in particolare, ha origini antichissime, richiamando alla memoria gli insediamenti delle prime colonie della Magna Grecia. Le piante di olivo rappresentano l’elemento caratterizzante del paesaggio rurale di molte zone del Sannio, assumendo, quindi, un ruolo primario per lo sviluppo delle aree collinari.

A venticinque chilometri da Benevento, si trova Durazzano. Il paese è situato al centro di una vallata tra due monti: il Longano (579 m) ed il Burrano (756 m), collegati al ponente dal Monte Airola (478 m) a sua significatività storica inizia nel 1749, quando diviene Terra Regia ed elevata da Carlo III di Borbone come uno dei nove siti regali con un governatore ed un tribunale regio.

Tornati i Borboni a Napoli, per punire la cittadina che aveva dato i natali a tal Nicola Mazzola, fervente sostenitore della Repubblica e dei francesi, Durazzano fu declassata perdendo, sia i territori sia i titoli amministrativi riconosciutogli, a vantaggio della più vicina a Sant’Agata dé Goti. Da questa riconquistò l’indipendenza nel 1860 quando, inoltre, passò dalla Provincia di Caserta a quella di Benevento.

Negli anni l'economia di Durazzano è riuscita a trovare un buon equilibrio tra agricoltura e artigianato. Nel settore agricolo spicca la produzione di uva fragola, oltre che dell'olio, delle ciliegie e delle noci. Nel settore artigianale, invece, negli ultimi anni si è sviluppata la lavorazione della ceramica. Tra le architetture più importanti meritano una particolare menzione la Chiesa di Sant'Angelo dedicata all' Arcangelo Michele e la chiesa di San Rocco risalente al 1656 e costituita da una sola navata coperta da una volta a botte.

Il Science Centre di Città della Scienza è il primo museo scientifico interattivo italiano.

Un luogo di sperimentazione, apprendimento, divertimento, è da considerarsi anche un importante strumento

di educazione e diffusione della cultura scientifica attraverso mostre, incontri con scienziati, campagne e attività di promozione della scienza e della tecnologia, ma anche di divertimento intelligente per tutta la famiglia.

Pontile Nord

Il Pontile di Bagnoli fu realizzato nel 1962 per permettere l’attracco delle navi cariche delle materie prime utili allo stabilimento siderurgico dell’Italsider, chiuso poi nel 1993.

Ristrutturato dalla società Bagnoli Futura per la riqualificazione urbana dell’area e su progetto dell’architetto  Luigi Lopez, è stato inaugurato nel 2005.

La provincia di Caserta ospiterà 4 delle 18 discipline delle Universiadi e tra i tanti ingredienti che può riservare l'accoglienza del capoluogo di provincia c'è un ingente patrimonio culturale assolutamente da non perdere.
Fiore all'occhiello della Terra di Lavoro è sicuramente la Reggia vanvitelliana , comunemente chiamata dagli autoctoni Reggia di Caserta che tralasciando la monumentale ed affascinante bellezza è depositaria di una storia illustre come quella della dinastia borbonica di Napoli , i quali furono in larga parte i proprietari e residenti storici tranne una piccola parentesi ove vi abitarono i Murat conseguente alla momentanea presa del regno di Napoli da parte di Napoleone Buonaparte.
Dopo l'annessione totale del regno borbonico al nascente regno d'Italia il palazzo reale fu abitato sporadicamente da membri di casa Savoia. Nel 1919 viene ufficialmente ceduto allo stato italiano. Il palazzo reale di Caserta fu commissionato a l'architetto di origini olandesi Luigi Vanvitelli da parte di Carlo di Borbone mosso da spirito di competizione con i reali francesi che potevano vantare la reggia di Versailles.

La location non fu Napoli per motivi di sicurezza, nella fattispecie per evitare attacchi dal versante marino quindi si optò per Caserta la quale distava 30km all'incirca dalla capitale del regno. Nel 1752 dopo l'approvazione del progetto e in un'occasione solenne della cerimonia per il compleanno del re venne posta la prima pietra del nuovo progetto architettonico che stava prendendo vita. Nel 1773 morì Vanvitelli al quale succedette il figlio Carlo che incappò in alcuni problemi nella realizzazione del progetto. I lavori furono terminati soltanto nel 1845 anche se il palazzo era agibile e abitato già a partire dal 1780. Oltre agli sfarzosi appartamenti reali, il complesso si distingue soprattutto per il notevole parco che si estende per 47.000m2 di superficie coprendo oltre 3km di lunghezza annoverando tra le sue attrattive una moltitudine di suggestive fontane le quali spesso e volentieri vengono utilizzate in alcuni eventi ivi organizzati per creare degli ammalianti giochi d'acqua. Ultimo ma non meno importante è il giardino inglese voluto fortemente da Maria Carolina d'Austria moglie del re Ferinando IV, piccolo angolo di paradiso situato all'interno del parco stesso a guisa di matrioska dove è possibile ammirare la statua di Venere, inoltre chiunque abbia una passione per la botanica può
scopare piante molto rare. Altre opere maestose o luoghi di interessi figli e conseguenze di palazzo reale sono l'acquedotto carolingio, la reggia di Carditello e il complesso di San Leucio. La prima è una spettacolare opera di ingegneria idraulica lunga 38km portata a compimento dal medesimo fautore della residenza reale ovvero Luigi Vanvitelli nel 1770. La realizzazione dell'acquedotto non era solo finalizzata a irrorare e rifornire di acqua le fontane del complesso ma di tutta la nuova città di Caserta e migliorare l'approvvigionamento idrico di Napoli. Ai giorni nostri chi può vantare la paternità geografica di tale opera è il comune di Valle di Maddaloni che fa capo chiaramente alla provincia di Caserta. La Reggia di Carditello situata a San Tammaro in provincia di Caserta è un complesso architettonico austero ed elegante sullo stile neoclassico che in principio faceva dell'azienda agricola e allevatoria la sua funzione principale ma in seguito ha iniziato a fregiarsi del titolo di "Reale Delizia" dato che era considerata anche tenuta di svago per la famiglia borbonica dove erano soliti impiegare il loro loisir in battute di caccia negli sconfinati boschi a disposizione dove orbitavano diversi tipi di selvaggina. L'etimologia del nome risiede nella pianta dall'aspetto erbaceo del cardo, infatti si narrava che in tempi remoti la reggia fosse infestata da una sterpaglia di cardi che addirittura
la rendeva inaccessibile per chi volesse addentrarvisi sia a piedi che a cavallo. Dopo diversi anni di inattività, il complesso viene riaperto al pubblico l'8 gennaio 2017. Altro punto saliente del territorio casertano è il complesso di San Leucio che insieme ai già elencati acquedotto carolingio e palazzo reale è considerato patrimonio dell'UNESCO. Ciò che spicca all'interno di tale complesso è il museo della seta, la cui rinomatissima merce è assurta agli onori della cronaca per aver arredato la Casa Bianca e Buckingam Palace ragion per cui da una decade a questa parte è stato istituito il Luciana Festival dove è possibile visionare i macchinari che si utilizzavano nel settecento per la tessitura della seta divenendo uno dei festival più prestigiosi della regione. Le abitazioni limitrofe furono progettate tenendo presente tutte le regole urbanistiche dell'epoca, per far sì che durassero nel tempo e fin dall'inizio furono dotate di acqua corrente e servizi igienici. Leggermente distante dal capoluogo di provincia ma tuttavia di importanza a carattere nazionale è l'anfiteatro campano sito a Santa Maria Capua Vetere che per grandezza ed estensione territoriale è secondo solo al Colosseo romano in Italia mentre per quanto riguarda la sua datazione è in corso una diatriba tra gli storici per stabilire se è antecedente o meno alla costruzione di quello sito a Pompei. L'anfiteatro di Capua antica occupa un ruolo chiave nel corso della storia romana perché nel suddetto fu inaugurata la prima scuola di gladiatori dove venivano addestrati e quando ritenuti pronti mandati a combattere a Roma. Per avvalorare l'importanza storica dell'anfiteatro in relazione alla situazione degli gladiatori schiavi è doveroso sottolineare come l'insurrezione nel 73 a.C. di questi ultimi capitanati dal rivoltoso Spartaco partì proprio da qui per poi finire in un bagno di sangue.

Caserta

Il nostro progetto nasce dalla volontà di far conoscere il territorio campano, non soltanto per le sue bellezze già note ai più ma anche e soprattutto per quegli aspetti misteriosi e nascosti che molti di noi non conoscono. Le notizie che abbiamo selezionato sono soltanto degli esempi che abbiamo voluto condividere e che ci sono sembrati interessanti e curiosi. Sappiamo, però, che la nostra regione nasconde tanti altri misteri, curiosità e rarità che neppure noi conosciamo. Dunque, siamo aperti a scoprirne di nuovi e chi tra voi volesse condividerli con noi, sarà il benvenuto.

Attendiamo le vostre mail che potrete inviare all’indirizzo [email protected]