UNIVERSIADE AND THE CITY

ARTE E CULTURA2018-09-03T16:25:13+00:00

Curiosità e posti misteriosi da scoprire a Napoli e in Campania

Il progetto elaborato si propone di mostrare ai partecipanti dell’Universiade Napoli 2019 un lato della città e della regione non sempre visibile al primo sguardo.

Abbiamo raccolto così quelli che crediamo essere gli aspetti più ignoti e interessanti di Napoli, mostrarla fuori dai cliché. Illuminata dal raggio del mistero, essa sarà capace di catturare l’attenzione di chiunque intenda approfondire la conoscenza di una delle città italiane più affascinanti.

a cura delle dott.sse Immacolata Levrano, Sara D’Agrosa e Simona Carosella (Tirocinanti extracurriculari Università “L’Orientale” di Napoli)

L’Ospedale delle bambole è una storica bottega del centro storico di Napoli che restaura giocattoli, in particolare bambole. Questi vengono letteralmente “curati ed assistiti” come dei veri e propri pazienti. L’idea nacque nella seconda metà dell’800 grazie allo scenografo Luigi Grassi che aprì a Napoli la sua bottega in via San Biagio dei Librai. La tradizione va avanti da quattro generazioni tanto che la piccola bottega è ormai diventata un museo, situato nel cortile di palazzo Marigliano, poco distante dalla storica bottega. Quando si entra nel museo si ha l’impressione di trovarsi davvero in un ospedale con reparti dedicati: Sala Accettazione, Pronto Soccorso, Ambulatorio Veterinario Peluche, Reparto Donazioni, Reparto Vestitura, Reparto Restauro Sacro, Oculistica, Ortopedia.

                                                                              Dove: Via San Biagio Dei Librai, 39, 80138 Napoli NA

Il Palazzo Mannajuolo è un palazzo storico in Via Filangieri, nel quartiere Chiaia di Napoli, splendido esempio di architettura liberty con influenze neo-barocche. Senza alcun dubbio, è la scalinata l’elemento che dà personalità e significato all’intera struttura: l’imponente scala elicoidale in marmo che rapisce lo sguardo del visitatore, coinvolgendolo in un’incantevole gioco vortiginoso da far girare la testa. Il suo corpo bianco a forma di spirale è avvolto lateralmente da una balaustra decorativa in ferro battuto che richiama lo stile barocco.

Dove: Via Giuseppina Guacci Nobile, 80138 Napoli NA

Nel cuore di Napoli, in via Giuseppina Guacci Nobile, sorge la fontana della Spinacorona, nominata dal popolo semplicemente come la fontana delle Zizze. A Napoli il significato della parola “zizze” non è solo di una parte anatomica femminile, bensì ha anche un significato bene augurante: abbondanza, prosperità, benessere, felicità, salute.
La fontana della Spinacorona rappresenta oggi uno dei pochi esempi rimasti del passaggio dal gusto medievale a quello barocco. Rappresenta la sirena alata Parthenope in procinto di spegnere le fiamme del vulcano Vesuvio con l’acqua che le sgorga dai seni. Sembrerebbe, infatti, che il popolo partenopeo, invocasse spesso la dea Sirena per placare l’ira funesta del Vesuvio che in quegli anni era particolarmente attivo.
La stessa epigrafe che un tempo accompagnava la fontana, “Dum Vesuvii Syrena Incendia Mulcet” (la bellezza della Sirena spegne le fiamme del Vesuvio), testimonia di come la bellezza di Napoli fosse posta sotto la protezione lenitrice delle generose forme di Parthenope.

Dove: Via Giuseppina Guacci Nobile, 80138 Napoli NA

È l’unica opera certa di Banksy in Italia e si trova proprio a Napoli, in piazza Gerolomini, in via Tribunali. Dell’opera dello street artist inglese – la cui identità è ancora sconosciuta – si ha dunque traccia nel cuore del centro antico della città.

Dove: Piazza Gerolomini, 84090 Napoli NA

La storia del Cimitero delle Fontanelle risale al 1656 quando i corpi degli appestati, poi nel 1836 quelli dei colerosi, furono gettati in questa sorta di fossa comune divenuta luogo di culto e parte integrante del patrimonio culturale partenopeo.
Pratica dei tempi antichi molto diffusa in questo cimitero era il culto delle anime pezzentelle. Queste sono anime anonime che non hanno avuto degna sepoltura ed è per questo che sono ferme al Purgatorio. Tradizione vuole che si adotti un teschio e lo si porti a casa propria allestendo un vero e proprio altarino in suo onore: la capuzzella veniva adagiata prima su fazzoletti ricamati e, in secondo momento, su morbidi cuscini; l’altare comprendeva anche candele ed un rosario. La famiglia che aveva adottato l’anima persa pregava per lei affinché giungesse in Paradiso verso la pace ma, in cambio, la capuzzella doveva chiedere a San Pietro dei favori per i diretti interessati. Se le anime non gli giungevano in sogno e, quindi, il favore non si realizzava, la capuzzella veniva abbandonata a sé stessa e si passava all’adozione di un’altra. Se, invece, il miracolo accadeva, il teschio diventava una sorta di santo protettore della casa e poteva anche avere degna sepoltura.

Dove: Via Fontanelle, 80, 80136 Napoli NA

Il laghetto Bagno di Fasilides si trova all’interno della Mostra d’Oltremare. È la ricostruzione fedele del Castello di “Gondar” e della sua piscina. Gondar era la vecchia capitale imperiale dell’Etiopia e lì fu combattuta una battaglia che rappresentò la fase finale della campagna dell’Africa Orientale italiana.

Dove: Viale John Fitzgerald Kennedy, 54, 80125 Napoli NA

Tra storia e leggenda, la figura del Conte Dracula è una delle più misteriose e interessanti del mondo letterario. La figlia Maria, infatti, era stata portata a Napoli da bambina e andò in sposa a un giovane napoletano di ricca famiglia. Secondo la ricostruzione, nel 1476 il conte Vlad Tepes Dracula non sarebbe morto in battaglia, ma imprigionato dai turchi sarebbe poi stato liberato dalla figlia e portato a Napoli, dove alla morte sarebbe stato seppellito proprio in città. La tomba si troverebbe nella chiesa di Santa Maria la Nova, dove si può chiaramente vedere inciso sul marmo della lapide che si pensa appartenere al suocero di Maria il drago, simbolo dell’omonimo Ordine, cui il Conte faceva parte.

                                                                             Dove: Piazza Santa Maria la Nova, 44, 80134 Napoli NA

La grande devozione per San Gennaro ha messo in ombra quello che è stato il primo vescovo della comunità cristiana napoletana, Sant’Aspreno. La chiesa a lui dedicata si trova inglobata oggi nel palazzo della Borsa nell’omonima piazza. Guarito da una malattia direttamente da San Pietro e convertito, Sant’Aspreno oggi è il protettore di chi soffre di emicrania, – egli infatti morì decapitato. All’interno della chiesa vi è un piccolo altare con un buco nel centro, secondo la leggenda inserendo lì il capo si può chiedere il miracolo di guarigione dall’emicrania. Inoltre si dice che la casa farmaceutica Bayern abbia tratto ispirazione proprio dal nome “Aspreno” per dare il nome alla famosa aspirina.

Dove: Via S. Aspreno, 2, 80133 Napoli NA

Si tratta di un piccolo gioiellino della nostra città, nascosto rispetto alle monumentali bellezze. Il chiostro, annesso al monastero che porta lo stesso nome, è formato da un portico con un braccio mancante, dal quale si apre una stupenda terrazza realizzata da Luigi Vanvitelli. Oggi esso è sede del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II, ma rappresenta per tutti gli studenti un luogo tranquillo e accogliente dove incontrarsi e studiare insieme.

Dove: Largo S. Marcellino, 80138 Napoli NA

Piazza del Gesù rappresenta una delle più belle e frequentate piazze del centro storico di Napoli, luogo di ritrovo di tanti giovani ma anche di tanti turisti. Ma cos’è che la rende così ricca di fascino e mistero?

Giunti nella Piazza noterete subito l’obelisco in marmo dedicato all’Immacolata. Costruita per volere dei gesuiti, in cima, presenta la statua della Madonna, che è proprio ciò che dà origine ad un curioso mistero: guardandola da una certa angolazione e principalmente con la luce del tramonto o dell’alba, sembrerebbe avere un doppio volto. Visto da dietro, il velo che avvolge il capo della Vergine appare, infatti, come un volto stilizzato con lo sguardo fisso verso il basso, assumendo le fattezze di una oscura figura incappucciata che tiene in mano una falce.
La leggenda vuole che questo effetto ottico sia stato studiato appositamente per omaggiare la Santa Muerte, culto tipico della cultura messicana. Altri pensano che il mistero sia di origine massonica, o che abbia una matrice semplicemente religiosa.
Ma i misteri non finiscono qui: la facciata della chiesa ha un aspetto insolito, essendo composta da pietre sporgenti a punta di diamante che compongono il cosiddetto “bugnato”, sul cui lato sono incisi dei simboli misteriosi, su cui circolano diverse teorie. Una delle spiegazioni potrebbe essere la volontà di attirare energia positiva all’interno dell’edificio e far uscire quella negativa. Ma una delle più affascinanti teorie riguarda l’interpretazione di questi segni come delle note musicali. Degli studiosi, infatti, hanno ritenuto si trattasse di lettere aramaiche, rappresentanti le sette note musicali. Lette in sequenza da destra a sinistra, guardando la chiesa dall’edificio del liceo pedagogico Fonseca a quello del liceo classico Genovesi, e dal basso verso l’altro, le incisioni, tradotte in note, compongono una musica della durata di quasi tre quarti d’ora.
Ma la storia della chiesa non finisce qui: durante la seconda guerra mondiale una bomba sganciata da un aereo colpì la navata centrale, rimanendo però miracolosamente inesplosa.
Ad ogni modo, al di là di qualsiasi mistero, rimane uno dei più grandi esempi del barocco napoletano riccamente decorata dai maggiori artisti della città. Nella chiesa sono anche conservati parte del mobilio, documenti, oggetti e il corpo di San Giuseppe Moscati, il “medico dei poveri” canonizzato nel 1987 da Papa Giovanni Paolo II.

Dove: Piazza del Gesù Nuovo, 2, 80134 Napoli NA

Un’altra chiesa molto amata dai napoletani è quella di Santa Maria Francesca, legata in particolare alla figura della cosiddetta “sedia della fertilità”. La chiesa, ubicata nei Quartieri Spagnoli, porta con sé un’antica tradizione a metà strada tra il sacro ed il profano, una sorta di mito cattolico per cui sedendosi sulla sedia al suo interno, un tempo appartenuta alla Santa, le donne possano chiedere alla Santa il dono ed il miracolo della fertilità. Sono tante le donne in tutta Italia, e non solo, ad aver affermato di aver ricevuto il dono della maternità dopo aver visitato la chiesa e dopo essersi sedute sulla sedia. Perché proprio una sedia? Si ritiene che, simbolicamente, essa rappresenti una particolare postura, a sua volta simbolo dello stare fermi, del fermarsi in mezzo al trambusto delle passioni, al disordine degli impulsi, e degli istinti, ritrovare sé stessi.

                                                                              Dove: Vico Tre Re a Toledo, 13 – Napoli

Il lago d’Averno di Pozzuoli, formatosi in uno dei crateri dei tanti vulcani spenti, è avvolto in un’aura di mistero frutto dei numerosi racconti tramandatisi sin dall’epoca del mito greco fino a giungere ai giorni nostri.

La leggenda narra che qui, presso le sue rive, fosse ubicata la porta degli inferi, ipotesi ripresa da Virgilio prima e mutuata poi da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia: Plutone rapì in Sicilia la bellissima Proserpina e la condusse, attraverso il lago, nel regno dei morti dove divenne regina dell’Ade. Virgilio ipotizzò che, sempre in queste zone, vi fosse la grotta della Sibilla cumana. In realtà si tratta di un percorso sotterraneo che congiungeva il lago Lucrino con le rive dell’Averno, opera militare voluta da Agrippa.

E tu, sei pronto ad andare all’Inferno?

Dove: comune di Pozzuoli (tra Lucrino e Cuma)

Sono tanti i fantasmi che infestano le strade della città di Napoli, come tante sono anche le storie che portano con sé. Ma uno dei più atipici e “simpatici” fantasmi è senza dubbio quello di una bambina che sembrerebbe aggirarsi nei pressi dello storico “Gran Caffè Gambrinus”, in piazza Trieste e Trento, che non spaventa nessuno, anzi, ispira solo tanta dolcezza.

La piccola indossa abiti tipici del primo decennio del Novecento, ed è per questo che si è portati a pensare che lei appartenga a quell’epoca storica o che a quel periodo risalga la sua morte. Si narra che la piccola si aggiri tra i tavoli del Gambrinus alla ricerca di dolcetti e leccornie di ogni tipo da rubare, approfittando della distrazione dei clienti del Caffè.

Secondo la tradizione, la bimba avrebbe una predilezione per i torroni. È per questo che è più facile incontrarla nel periodo che va da Ognissanti a Capodanno. Ma potrebbe esserci una spiegazione a questo: la frutta secca è considerata il cibo dei defunti ed è infatti tradizione lasciarla sulle tavole come dono ai propri cari defunti. Non è un caso, inoltre, che i tipici torroni napoletani siano proprio a base di noci, mandorle e nocciole, dunque perfetti per il piccolo e goloso fantasma.

La provenienza e la storia della bambina, purtroppo, rimarrà un segreto per sempre.

Ad ogni modo, non dimenticarti di lasciarle un dolcetto quando andrai al caffè Gambrinus!

Dove: Piazza Trieste e Trento, Napoli

La città di Benevento porta con sé uno dei misteri più affascinanti della regione Campania. Benevento, infatti, è nota per le sue “streghe” fattucchiere capaci di compiere incantesimi e malefici e di preparare filtri magici. Non è un caso, infatti, che la città anticamente avesse un altro nome: Maleventum.

Le streghe di Benevento, si racconta, si riunissero sotto un immenso albero di noci lungo le sponde del fiume Sabato, dove si venerava il demonio sotto forma di cane o caprone. Sembrerebbe che le streghe di giorno fossero delle persone normali, ma che poi, di notte, avvenisse la trasformazione. Dopo essersi cosparse di un unguento magico potevano spiccare il volo a cavallo di una scopa di saggina essiccata. Tra le streghe, c’erano poi le janare che potevano incantare o sciogliere dai malefici. Ma queste avevano un segno distintivo, erano nate nella notte di Natale ed acquisivano il potere magico solo all’età di sette anni. È probabile che la leggenda prenda le mosse da culti pagani per Iside, dea egizia della luna a cui Domiziano aveva fatto erigere un tempio.

Tradizione vuole che nei pressi del fiume Sabato veniva appesa ad un albero sacro la pelle di un caprone in onore di Wotan e per guadagnarsi il favore del dio, galoppavano intorno all’albero tentando di strappare brandelli della pelle che poi avrebbero finito col mangiare.

Dove: Benevento

Non tutti sanno in alcune città e paesi italiani sono state rinvenute mummie con caratteristiche davvero particolari. Un caso particolare è quello della mummia di “Zi Vicienzo Camuso” da Bonito (Av).

Si narra che la mummia venne rinvenuta nell’ipogeo della Chiesa dell’Annunziata durante i lavori di abbattimento dell’edificio eseguiti in seguito al terremoto che si abbatté sull’Irpinia e il Sannio il 21 agosto del 1962. Il suo ritrovamento causò molto scalpore nella popolazione per l’incredibile stato di conservazione. Sembrerebbe, infatti, risalire al 1588. Non abbiamo alcuna notizia a riguardo, basti pensare che il nome gli fu affidato dalla popolazione.

Ma il vero mistero è legato alla data di ritrovamento della mummia: si narra che il medesimo anno, in Venezuela, un ingegnere italiano ormai defunto, si rivolse a una medium per una seduta spiritica. Durate la seduta la medium iniziò a parlare in dialetto bonitese proferendo le seguenti parole: “Io sono… Beato da Bonito, 47 grazie tramite Padre Pio” indicando il luogo della sua sepoltura e invitando l’italiano a contattare il sindaco del paese affinché il suo corpo venisse ritrovato e portato alla luce. L’ingegnere si attivò e di li a poco il corpo di “Zi Vicienzo” venne ritrovato nella Chiesa dell’Annunziata: era il 1962.

Ancora oggi la mummia rappresenta un’icona tra la gente del posto, e sono tante le persone che le chiedono dei miracoli.

Dove: Bonito, Avellino

Si tratta di un rudere di un antico mulino, semiabbandonato, a Varcaturo, nella provincia di Napoli, definito dalla gente del posto come “o mulino a viento”. Più noto come Torre degli Incurabili, non si tratta semplicemente di un edificio dove un tempo si macinava il grano.

Secondo le fonti la Torre degli Incurabili risale al 1700. Per molti anni fu utilizzata come mulino, ma ad un certo punto cambiò uso. Divenne infatti un lazzaretto, da cui ne deriva il nome, ed in seguito fu anche utilizzato come manicomio. Alla Torre degli Incurabili non mancano anche aneddoti legati all’esoterismo. In effetti, la forma del mulino ha una particolare pianta ottagonale. Inoltre, è decorato da particolari figure geometriche, e si chiude con una parte piramidale.

Si ritiene, inoltre, che il mulino sia abitato non solo da fantasmi, ma anche da strane creature.

Dove: Vicinale Torre degli Incurabili – Varcaturo, Napoli

Nella magnifica Villa D’Ayala a Valva (SA) si nasconde uno dei gioielli più incantevoli della Campania. All’intero del Parco, risalente al XVIII secolo e attraversato da vialetti che creano una scacchiera regolare, si trova il Teatrino di Verzura. Esso è realizzato con siepi di bosso e tra di esse si possono ammirare busti di figure umane.

Il suggestivo teatro è stato realizzato probabilmente in epoca ottocentesca ma non è l’unica bellezza della Villa: il parco è disseminato di bellissime statue, alcune situate in quella che viene chiamata “caverna dei mostri” per le terrificanti figure presenti in essa. Una passeggiata lungo i Giardini all’italiana e una visita al Castello presente nella Villa consentiranno a chiunque di entrare in un’atmosfera magica e affascinante.

Dove: Piazza della Rimembranza, 84020 Valva SA

Nella valle d’Ansanto (AV) troviamo l’affascinante contrada di Malvizza, dove si può osservare un incredibile fenomeno vulcanico, quello delle bolle di fango. Specialmente dopo le piogge, il fango ribolle in piccoli crateri creando un fenomeno simile a una solfatara. Secondo le antiche tribù del Sannio, in questa zona si trovava la dimora della dea Mefite, divinità degli Inferi. La contrada di Malvizza è stata descritta anche dai grandi autori del passato, da Plinio a Cicerone fino all’Eneide di Virgilio.

Dove: Montecalvo Irpino

A Foresta, frazione di Tora e Piccilli, piccolo comune dell’Alto Casertano, si trova una pista di impronte umane tra le più antiche mai ritrovate in territorio europeo. Prima che venisse fatta luce sulla provenienza di queste enormi impronte impresse sulla lava, il popolo della zona credeva si trattasse di in inquietante fenomeno sovrannaturale: il Diavolo, avendo cercato di abbeverarsi alla vicina fonte, avrebbe impresso le proprie mostruose impronte sulla lava.

Venivano infatti chiamate “ciampate”, forma dialettale di “zampate”, per richiamare alla mente l’idea di orrende zampe demoniache. Solo in tempi moderni, grazie alle ricerche di alcuni studiosi locali, si è giunti a conoscenza della vera provenienza delle impronte.

Dove: Via S. Andrea, 12, 81044 Foresta CE

Il Fiordo di Furore è costituito da una profonda spaccatura nella roccia ed è attraversato dal torrente Schiato che scivola veloce dall’altopiano di Agerola. Queste profonde insenature e rocce a strapiombo sono tipiche dei paesaggi del nord Europa e anche Furore assume le connotazioni fisiche tipiche di quei paesaggi da favola fondendole però con odori e atmosfere mediterranee; come in ogni luogo d’incanto, anche qui non mancano le leggende, come vedremo in seguito.

Dal 1997 è stato inserito dall’ UNESCO, con altri luoghi della Costiera Amalfitana, nei siti patrimonio dell’umanità. Furore, inoltre con i suoi 800 e passa abitanti è entrato a far parte del club dei “Borghi più belli d’Italia”. Il Fiordo di Furore in passato ospitava opifici nei quali si lavorava la carta, scendendo a valle si trova ancora l’antico spanditoio dove veniva asciugata. Tra le altre attività importanti per l’economia locale vi era la molitura del grano.

Il Fiordo fu amato da Fellini e il regista Roberto Rossellini proprio qui ha vissuto una straordinaria storia d’amore con Anna Magnani. Inoltre, sono molti i film ambientati in questo scorcio di paradiso selvaggio.

Dove: Furore (SA)

L’isola di Vivara è la più piccola delle isole partenopee, ed è ciò che resta di un cratere circolare.

Si tratta di un luogo di inestimabile valore naturalistico, è innanzitutto il margine occidentale di un cratere vulcanico originatosi circa cinquantamila anni fa, oggi sommerso. In origine Vivara era collegata a Procida, a una falesia oggi scomparsa e sostituita da un ponte lungo 362 metri che per anni ha segnato la linea di confine tra le due isole. La sua superficie è caratterizzata «dalla presenza di macchia mediterranea, ruderi risalenti al 1600 e un belvedere che consente di vedere Capri, Ischia, Procida e, sullo sfondo, Napoli con il Vesuvio», racconta Roberto Gabriele, guida dell’associazione Vivara.

L’isola rappresenta inoltre una meta fissa per gli uccelli da passo, soprattutto in primavera. Usignoli, codirossoni, monachelle, canapini, cannaiole e pettazzurri trascorrono questi mesi tra Procida e Vivara, facendo di questo luogo uno dei principali avamposti della migrazione ornitologica. Interessanti sono anche i fondali che circondano l’isola, con profondità variabili: da due a novanta metri, legate alla presenza di diversi salti di quota. Nelle acque circostanti, sono molto diffuse le praterie sottomarine che bordano quasi l’intero perimetro di Vivara, esclusa la parte Nord: rivolta verso la spiaggia procidana della Chiaiolella.

Dove: Isola di Procida (NA)

Porto Infreschi, eletta spiaggia più bella d’Italia nel 2014 da Legambiente, è considerata il gioiello marino del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Ancora miracolosamente immune agli insediamenti umani, il Porto naturale degli Infreschi è uno dei siti di maggiore suggestione dell’intero Cilento costiero, già utilizzato dalle navi romane. Un angolo di paradiso al centro del quale si apre un approdo naturale, meta di numerosissimi diportisti durante la stagione estiva, protetto da bancate rocciose contro di cui si rompono le spumeggianti onde del mare. Nelle acque di questa baia, sono stati spesso avvistati dei delfini, attirati dalla straordinaria abbondanza di pesce.

Dove: Via Bolivar, 1, 84059 Marina di Camerota SA

La leggenda delle campane di Santa Restituta, ebbero un’eco esponenziale nei primi del 1600, quando a seguito di un assalto saraceno che gli ischitani non riuscirono a fermare, diedero vita alla storia prodigiosa.
Si racconta infatti che durante l’ennesima invasione i saraceni riuscirono ad entrare nel cuore dell’isola, saccheggiando tutto ciò che si opponeva davanti ai loro sguardi; presero di mira la maestosa basilica di Santa Restituta (in cerca di oro e gioielli). Delusi per l’amaro bottino, si precipitarono sul campanile e trafugarono le bellissime campane.
I pirati saraceni caricarono in trionfo le campane sulla loro imbarcazione, ma al momento di prendere il largo, il cielo improvvisamente si oscurò, un vento impetuoso iniziò a soffiare a tutta forza e il mare cominciò ad ingrossare le onde producendo altezze mastodontiche, per cui la nave fu scaraventata energicamente tra l’abisso e l’elevazione. I saraceni temendo per le loro vite, buttarono in mare tutti i carichi pesanti tra cui le campane, per alleggerire il peso della nave. Ma anche quel misero tentativo non riuscì a placare l’ira del mare per cui l’imbarcazione fu inghiottita dagli abissi
Gli abitanti di Ischia, vedendo tale prodigio «punitivo» si raccomandarono di recuperare quanto prima le preziose campane e di restituirle alla Vergine, appena il cielo prometteva di placarsi. Quando il bel tempo tornò a risplendere, i pescatori e gli isolani fecero mille tentativi per recuperare le campane in fondo al mare; vani furono gli sforzi per molti anni a seguire. Per secoli, si perpetuò il ricordo delle campane sprofondate sott’acqua.
La leggenda vuole che nella notte che tra il 16 e il 17 maggio qualcosa di inspiegabile si ode: quelle campane risuonano a festa in fondo al mare; chi si accosta in prossimità della spiaggia resta incantato dal suono melodioso, ma solo le anime belle e pure possono percepire quella sinfonia divina; si dice siano le armonie della verginità e del martirio.
Una curiosità: la leggenda della campane di Santa Restituta, secondo alcuni studiosi, fa pensare ad una correlazione per affinità con la leggenda della città scomparsa di Is, in Gran Bretagna. Questa leggenda inglese narra di una città inghiottita dal mare, tema ricorrente nei racconti dei pescatori ancora oggi; si narra che durante la tempesta si vedono affiorare le guglie delle sue antiche chiese mentre nei giorni di quiete, si sente provenire dalle profondità degli abissi, delle note piacevolissime di campane a festa.

Dove: Isola d’Ischia (NA)

Il nostro progetto nasce dalla volontà di far conoscere il territorio campano, non soltanto per le sue bellezze già note ai più ma anche e soprattutto per quegli aspetti misteriosi e nascosti che molti di noi non conoscono. Le notizie che abbiamo selezionato sono soltanto degli esempi che abbiamo voluto condividere e che ci sono sembrati interessanti e curiosi. Sappiamo, però, che la nostra regione nasconde tanti altri misteri, curiosità e rarità che neppure noi conosciamo. Dunque, siamo aperti a scoprirne di nuovi e chi tra voi volesse condividerli con noi, sarà il benvenuto.

Attendiamo le vostre mail che potrete inviare all’indirizzo info@universiade2019napoli.it